Numero uno: è imperdibile. Numero due: portate i bambini. Numero tre: non smettete mai di ribellarvi. La mostra di BANKSY al Mudec è un regalo che vi dovete fare. Perché vi piacerà sicuro perché ci siamo tutti dentro in questo mondo assurdo contemporaneo, crudele e poco etico che tenta di annullarci a capo chino sugli smartphone, cullati tra selfie compulsivi quotidiani postati per costruirci un’apparenza sempre più effimera … E poi c’è LUI con i suoi ATTI eroici di arte, lui che col suo anonimato assoluto da anni tenta di svegliare le coscienze di tutti andando contro tutto: BANKSY. Imponendo una personalità immensa. Forte. Senza volto e per questo ancora più dirompente. La “Protesta visiva” di Banksy, “Visual Protest”, vi aspetta al Mudec fino al 14 aprile; prima volta che un museo pubblico italiano dedichi un’esposizione monografica al più noto, amato e discusso artista contemporaneo. Mostra – ovviamente, come sempre – non autorizzata dallo stesso Bansky che col suo carattere ribelle e fuori da ogni schema ha sempre voluto schierarsi contro il sistema arte in primis e contro ogni sistema in generale.

 

Il progetto espositivo curato da Gianni Mercurio raccoglie circa 80 opere tra dipinti, prints numerati, fotografie, video, oggetti, le mitiche copertine dei dischi disegnate da lui, (circa 60 vinili), e poi litografie, adesivi, stampe, magazine, fanzine, flyer promozionali …

 

Sin dagli esordi per Banksy è il “messaggio” ciò che conta; la forma è sì importante, ma il contenuto è prioritario. I suoi, sono chiari messaggi rivoluzionari contro l’establishment, dunque, pugni allo stomaco della Politica, della Società. Dictact urlati senza mezzi termini. Concetti caustici. Senza fronzoli o edulcoranti. I suoi sono messaggi che urlano il no alle guerre, contro il capitalismo, anti-istituzionali e a favore della pace assoluta. Emblematico in tal senso il murales “Flower Thrower” (“Il lanciatore di fiori”) apparso nel 2007 a Betlemme.

La straordinaria performance a Londra contro il riscaldamento globale; e le caustiche opere contro le barbarie delle tecniche di macellazione, la diffusione dell’Aids in Africa e le guerre che tormentano il pianeta, lo scandalo del Datagate e la prepotenza della polizia. Forti poi le prese di posizione su tematiche sociali come il mitico “Kissing coppers” del 2004 a Brighton, per parlare di omosessualità. I bambini sono spesso al centro dei suoi messaggi. Pensiamo alla sua opera più nota, contro la guerra in Siria, con “Balloon Girl”, la bambina che lascia volare il suo palloncino. E poi la celeberrima coppia di bimbi che corrono liberi con le divise e le cartelle scolastiche. Qui il messaggio è diretto: i genitori e la società tendono sempre a inquadrare l’infanzia in regole, stereotipi, rigide imposizioni. Dunque all’infanzia Banksy invece suggerisce di essere ribelle, di sognare anche cose impossibili. Perché del resto essere bambini vuol dire fare cose impossibile, come giocare senza palla. E quindi “ribellarsi” per esempio per appropriarsi di spazi come i cortili del condomini quasi sempre inibiti all’uso del gioco per “non disturbare”. E invece occorre disturbare. Occorre non arrendersi davanti alle imposizioni, perché il senso critico va coltivato sin da piccoli. Educazione e regole si, ma ognuno dovrà avere la sua testa pensante e non obbediente. Per sollecitare questa sana ribellione e seminare interessanti spunti critici il Mudec organizza un ricco calendario di visite guidate e laboratori creativi. Per le famiglie con bimbi dai 6 agli 11 anni la visita animata con laboratorio NICE TO MEET YOU MR. BANKSY; le classi della scuola dell’infanzia e della primaria LET’S PLAY WITH BANKSY o al laboratorio INSIDE OUT. Per i ragazzi classi della scuola secondaria di I e II grado: ART REBEL: BANKSY. La partecipazione attiva alla mostra viene anche sollecitata in esterni: con “The Art of Banksy. A Visual Protest” che ha seminato in Milano 250 cartelloni in spazi bianchi pubblicitari, perfetti per dare sfogo alla creatività in una sorta di workshop a cielo aperto. E ancora si può anche scattare una foto e condividerla con gli hashtag partecipando alla “VISUAL PROTEST” urbana diffusa.