Tra i protagonisti del prossimo Fuorisalone a Food Design Stories c’è il pugliese MASSIMO MACI, artista raffinato e ricercatissimo.

Finiti gli studi artistici, frequenta quasi per caso un’azienda specializzata nelle tecniche di lavorazione del vetro: dalle vetrate multicolori in rilegato a piombo a quelle tiffany, dalle grisaglie a fuoco alla sabbiatura e all’incisione. Ma è la vetrofusione a diventare territorio di ricerca privilegiato tanto da uscire fuori dagli schemi tradizionali del vetro artistico. Attraverso la fusione del vetro nascono infatti dimensioni e forme insolite, spesso ottenute dalle imprevedibili reazioni della materia prima al fuoco.

Cause naturali che generano sempre nuovi e irripetibili effetti materici e cromatici. Dall’impasto di ossidi di metalli ecco allora semplici e raffinate policromie che, modellate in forme morbide e sinuose, stemperano le geometrie e giocano con le opacita’ e le trasparenze. Una costante del processo creativo, è la voglia di ricerca e sperimentazione continua, collaborando in un modulo presso il Pastis (cittadella delle ricerche tecnologiche e scientifiche di Brindisi) studiando nuove fibre ceramiche refrattarie per la curvatura e modellazione di lastre di vetro, oppure unendo e combinando lamine di rame, ottone, ferro e acciaio, pennellate di oro e platino, ceramiche, ossidi di metalli, graniglie, sabbie e soprattutto oggetti o resti di recupero, consumati dal tempo e reinterpretati nel vetro.

Con un processo di lavoro in cui il caso e il caos divengono elementi fondamentali di osservazione e di controllo, infatti dopo aver scelto dei materiali spesso vissuti, trovati anche nelle discariche, avviene l’immersione nei forni ad alta temperatura. Di solito risultano molto conflittuali tra di loro e di conseguenza luogo di osservazione e di studio, avendo pari energia rispetto al calore iniziano una moltitudine di reazioni naturali e chimiche, che spesso proseguono anche molto dopo la fase di raffreddamento. Il designer qui dirige i suoi interventi spesso minimi, ma fondamentali per la creazione di una estetica che necessariamente conserva e congela la storia degli elementi e il loro forzoso conflitto.