Una cantina unica nel suo genere già a partire dal nome “L’Astemia Pentita”, sorge sulle colline intorno a Barolo.  In questo territorio speciale, che fa parte del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, prende vita la prima cantina vitivinicola pop. Nasce dalla volontà dell’eclettica imprenditrice piemontese Sandra Vezza, e come spesso succede per le cose speciali, anche dalla casualità di un incontro. Ecco allora che il suo amore per il territorio delle Langhe, nel quale creasce e vive, la conoscenza che le è stata trasmessa dal nonno, che già aveva delle vigne, l’incontro con i signori Teobaldo e Livia De Magistris, che, avendo quasi 90 anni, da tempo volevano vendere i propri terreni, la portano ad avventurarsi in questo campo.

Accordo presto fatto tra persone che condividono luoghi e tradizioni! Sandra Vezza, da sempre astemia, con la decisione di dedicarsi alla produzione vitivinicola annuncia definitivamente il proprio pentimento. Ecco come nasce il nome di questa cantina particolare, L’Astemia Pentita.

Sandra Vezza si butta in questo progetto per poter realizzare una cantina innovativa e diversa partendo dall’architettura della stessa: appoggiate su una collina si vedono due grandi cassette di vino sovrapposte,  sono parte dei locali della cantina ed  ospitano il wine shop e la sala degustazioni e ricevimento clienti. La cantina ha un cuore ipogeo  che ospita tutte le fasi del processo produttivo: il reparto di produzione, l’invecchiamento delle botti, l’imbottigliamento, lo stoccaggio, il reparto spedizioni  e si sviluppa su due piani con un totale di 3200 mq. Il cuore produttivo della cantina è stato completamente interrato con l’esplicita volontà di rispettare il più possibile il paesaggio: la distribuzione degli spazi è conseguenza di un’attenzione particolare rivolta allo studio del processo produttivo che si sviluppa nelle sue fasi attraverso un sistema “a caduta”, dall’alto verso il basso. Questo tipo di impianto ha consentito di ridurre la volumetria fuori terra in favore del paesaggio, recuperando terreno.

Sandra Vezza, proprietaria anche del marchio di design Gufram, ha voluto creare ambienti che richiamassero le varie fasi del processo produttivo del vino: le superfici superiori dell’area dedicata alla vendemmia, alla lavorazione e all’invecchiamento, rappresentano così una decorazione a foglie di vite (foglie di nebbiolo ingrandite) colte nei colori autunnali; l’ambiente sottostante, in cui avviene l’imbottigliamento, lo stoccaggio in bottiglie, il confezionamento, evoca invece la primavera con le tonalità dei verdi brillanti. Gli spazi proseguono con il tunnel che collega la cantina all’esterno e che rappresenta la fase successiva al processo produttivo, il risposo. È uno spazio per il relax del visitatore che si ritrova così in un ambiente che riproduce un cielo sereno, l’erba verde, con un pavimento naturale in ghiaino e alle pareti sono appese riproduzioni dei cappelli tradizionali in paglia usati dai contadini per ripararsi dal sole.

Per gli interni delle “cassette” sono stati privilegiati materiali naturali che hanno un legame con la produzione vitivinicola, come ad esempio la rafia. Realizzati da maestranze locali appositamente per la cantina,  i pavimenti presentano un rivestimento costituito da rafia che esalta la naturalezza dando allo spazio un’estetica inedita e unica. Tradizione e audacia si contrappongono fondendosi, in tutto il progetto. Infatti, alla pavimentazione che evoca la natura e la tradizione, si contrappongono i soffitti della cantina che presentano grandi dipinti murali, realizzati da artisti locali, dall’estetica pop e surrealista, che creano nel visitatore l’illusione di essere realmente all’interno di una cassa di vino nel momento in cui una mano sta estraendo una bottiglia.
L’attenzione ai materiali si rivela anche nell’utilizzo della corda naturale che, usata nelle vigne, diventa il modulo per il rivestimento di alcune pareti, o della sottilissima ghiaia, che riveste il pavimento del tunnel di ingresso interrato.
Per l’arredo della cantina, immancabili alcuni dei prodotti iconici di Gufram, come il divano Bocca(Studio 65, 1970), il Cactus(Guido Drocco e Franco Mello, 1972), ma anche progetti più recenti come la poltrona Roxanne(Michael Young, 2017). Al piano interrato, nell’area dedicata all’invecchiamento, si trova inoltre la poltrona gigante Mikey dei Sogni disegnata nel 1972 da Studio 65 che, come “un trono contemporaneo per il Barolo, il re dei vini”, sovrasta le grandi botti. Il legno chiaro degli esterni e la sua estetica calda si ritrova anche in alcuni degli arredi interni come la sedia Leggera di Ponti, e le poltroncine Chignon disegnate da LucidiPevereper GebrüderThonetVienna. Dopo aver scelto con grande cura gli arredi per l’esposizione delle bottiglie, Sandra Vezza ha progettato degli espositori pensati appositamente per L’’Astemia Pentita: sagome fuori scala delle bottiglie tagliate a metà che sottolineano l’estetica particolare proprio delle bottiglie della cantina.

Dieci le etichette prodotte, dal Barolo, il signore del territorio, al Langhe Nebbiolo, al Barbera, al Dolcetto d’Alba, fino ai bianchi come il Riesling: tra questi, l’azienda ha attuato un recupero dei vitigni autoctoni e meno conosciuticome il Nascetta, che dal 2010 ha acquistato la sua denominazione autonoma e che oggi viene prodotto da soli 30 produttori al mondo. Tre le punte di diamante de L’’Astemia Pentita spicca il Barolo Cannubi DOCG, il cru è il biglietto da visita della cantina dal colore granato e dalle peculiari note fruttate e speziate che con i suoi 36 mesi in botte sprigiona tutta l’essenza delle Langhe. Meno noto ma non meno importante, il Barolo cru Terlo, un po’ più scontroso, un po’ rustico, ma di grande stoffa e longevità. Il design delle bottiglie Bottiglie iconiche, da collezione, che diventano oggetto di design, raffigurando gentiluomini e dame in abito elegante. Le bottiglie Uomo e Donna de L’’Astemia Pentita sono nelle loro forme “un omaggio alle persone”, afferma Sandra Vezza. L’imprenditrice ha infatti voluto rendere un omaggio a tutti gli uomini e le donne che con impegno costante e passione lavorano per ottenere i vini che rappresentano l’eccellenza delle Langhe, realizzando due bottiglie che raffigurano il lato“maschile” e “femminile” del vino.