La TAVOLA DELLE MERAVIGLIE di FOOD DESIGN STORIES, pensata per il MATRIMONIO ed allestita per la BOLOGNA DESIGN WEEK dal 23 al 28 settembre negli showroom di LORELLA RITA CAVALLO si arricchisce delle mirabolanti creazioni di MASSIMO MACI.

Finiti gli studi d’arte, frequenta quasi per caso un’azienda specializzata nelle tecniche di lavorazione del vetro: Dalle vetrate multicolori rilegate a piombo a quelle tiffany, dalle grisaglie a fuoco alla sabbiatura e all’incisione. Ma è la vetrofusione a diventare territorio di ricerca privilegiato tanto da uscire fuori dagli schemi tradizionali del vetro artistico. Attraverso la vetrofusione nascono infatti dimensioni e forme insolite, spesso ottenute dalle imprevedibili reazioni della materia prima al fuoco. Cause naturali che generano sempre nuovi e irripetibili effetti materici e cromatici.
Dall’impasto di ossidi di metalli ecco allora semplici e raffinate policromie che, modellate in forme morbide e sinuose, stemperano le geometrie e giocano con le opacità e le trasparenze.

Una costante del processo creativo, è la voglia di ricerca e sperimentazione continua. Che sia collaborando in un modulo presso il Pastis (cittadella delle ricerche tecnologiche e scientifiche di Brindisi) studiando nuove fibre ceramiche refrattarie per la curvatura e modellazione di lastre in vetro, oppure unendo e combinando lamine di rame, ottone, ferro e acciaio, pennellate di oro e platino, ceramiche, ossidi di metalli, graniglie, sabbie e soprattutto oggetti o resti di recupero, consumati dal tempo e reinterpretati nel vetro. Con un processo di lavoro in cui il caso e il caos divengono elementi fondamentali di osservazione e di controllo, infatti dopo aver scelto dei materiali spesso vissuti, trovati anche nelle discariche, avviene l’immersione nei forni ad alta temperatura. Spesso risultano molto conflittuali tra di loro e di conseguenza luogo di osservazione e di studio, avendo pari energia rispetto al calore iniziano una moltitudine di reazioni naturali e chimiche, che proseguono anche molto dopo la fase di raffreddamento. Il designer qui dirige i suoi interventi spesso minimi, ma fondamentali per la creazione di una estetica che necessariamente conserva e congela la storia degli elementi e il loro forzoso conflitto.